Mappa Mentale ricollocarsi nel mondo del lavoro

Dirigente? Prepara il piano B!

104 mila dirigenti sono rimasti senza lavoro dal 2008 al I trimestre del 2013 (pari al 20,8%), nello stesso periodo hanno perso il loro posto di lavoro un totale di 1.031.151 persone.

Oh, non è che se non me lo diceva l’ISTAT non me ne sarei accorto…non passa giorno che clienti, amici e anche (s)conosciuti su linkedin mi chiedano di drizzare le orecchie per vedere se sento qualcosa in giro, perché sai:

“qui tira una brutta aria e sto cercando un’alternativa”.

Il vero problema non è tanto perdere il lavoro, ma il fatto che, una volta rimasti a piedi, ricollocarsi è veramente un casino!

Premetto che non sono un career coach e quindi non voglio entrare in dettagli che non sono di mia competenza, questa però mi sembra un’occasione troppo ghiotta per prendere due piccioni con un fava, e quindi ti darò:

  • qualche suggerimento utile legato al "cambiamento"
  • un’applicazione pratica della matrice di Covey (Se non la ricordi vatti a rileggere quest’articolo altrimenti rischi di non capirci granchè).

 

Prepara il piano B finché sei in tempo

Qual è il momento giusto per cercare lavoro?

Penso che la risposta sia abbastanza ovvia.

Se perdi il lavoro (o sei sul punto di perderlo), sei già in una situazione di crisi, perché piombi immediatamente nel Primo Quadrante, fare qualcosa di importante con poco tempo a disposizione.

Cercare lavoro quando sei a piedi (ripeto, I Quadrante) significa:

  • una massiccia dose di stress e paura da gestire, perché più passa il tempo e più la situazione diventa grave (i risparmi finiscono e la speranza viene sostituita dalla rassegnazione)​
  • finisci nel calderone dei disoccupati e quindi il tuo potere contrattuale è pari a zero
  • non hai alcun margine di errore a disposizione, perché se metti tutti i tuoi risparmi in un business che non funziona sei rovinato

 

Il paradosso è che, in una situazione del genere, non puoi permetterti di sbagliare e questo fa a pugni con due cose:

1) sotto forte stress la possibilità di commettere errori aumenta

2) qualsiasi cambiamento prevede la conoscenza di cose nuove e commettere errori è fondamentale per avere degli apprendimenti, quindi la possibilità di sbagliare è proprio quello di cui hai più bisogno.

 

Matrice di Covey o Matrice di Gestione del Tempo

Matrice di Covey o Matrice di Gestione del Tempo

 

PENSA al piano B quando ancora esiste un piano A!

Tutta questa premessa era per dirti che è meglio cercare lavoro quando ancora un lavoro ce l’hai.

Attenzione, non è mica una verità assoluta e valida sempre.

In moltissimi casi, avere ancora un lavoro può essere un freno al cambiamento e conosco molte persone che rendono al massimo solo quando si trovano con le spalle al muro…però diciamo che, in linea di massima, se hai un lavoro hai delle carte in mano che chi è disoccupato non ha.

Quindi, se hai un lavoro che non ti soddisfa o che è a rischio (e vorrei vedere quale lavoro non è a rischio di questi tempi), è il momento giusto per occuparti del tuo futuro.

In questo caso infatti, ti trovi nel secondo quadrante (importante ma non urgente) e questo significa che hai tutto il tempo per cercare di capire cosa vuoi fare e come vuoi farlo.

Attenzione però che pensarci per tempo non basta, infatti

 devi pensarci nella maniera GIUSTA

  • hai mandato in giro dei CV?
  • Stai facendo dei colloqui?
  • Hai chiesto agli amici di drizzare le antenne?
  • Hai chiesto agli amici se la tua idea di business può funzionare?

Ti faccio i miei complimenti perchè sei "proattivo", hai capito l’importanza di lavorare nel II quadrante e di prevenire i problemi invece che sbatterci il muso contro una volta che ti si parano davanti...

...purtroppo, contrariamente a quello che pensi, NON ti trovi nel II quadrante ma nel IV, infatti le attività di cui sopra servono a raggiungere l'obiettivo tanto quanto uno spazzolino da denti può essere utile per pulire i pavimenti delle camerate di una caserma!

Te lo ripeto?

Mandare CV, fare colloqui, parlare con gli amici della tua super-idea di business sono attività del tutto inutili a ricollocarti nel mondo del lavoro.

Tutto chiaro fino a qui?

Bene, passiamo allora a quali sono le vere attività del II Quadrante:

 

4 passi per trovare la tua strada

Seguimi perché quello che sto per dirti può fare veramente la differenza per il tuo futuro, per preparare sul serio il tuo piano B devi fare 4 cose:

Pensare, Studiare, Agire, Correggere il tiro.

Mappa Mentale ricollocarsi nel mondo del lavoro

Mappa Mentale ricollocarsi nel mondo del lavoro

1) Pensa a cosa desideri veramente

Pensa a cosa vuoi veramente fare.

Cosa vuoi veramente tu, non tua moglie, non tuo figlio, non i tuoi genitori…TU!

Vuoi aprire una farmacia?

Vuoi trovare un incarico da dirigente in un’azienda più seria di quella in cui ti trovi adesso?

Vuoi sfruttare le tue competenze per vendere la tua consulenza?

Se hai un sogno inseguilo…o almeno valuta in maniera oggettiva se è raggiungibile, se lo realizzi vedrai che le persone che ti vogliono bene saranno felici per te!

L’ostacolo da superare: La maggior parte delle persone si inchioda qui, anni e anni di diseducazione scolastica e sociale gli hanno bruciato del tutto l’emisfero destro e non riescono ad uscire dagli schemi e a pensare in maniera diversa da quella a cui sono abituati.

La rassegnazione ha vinto, pensano che non ci siano alternative a quello che hanno sempre fatto e non riescono a staccarsi dai vincoli della loro situazione attuale, capisco bene che quando ancora ci sei dentro non sia per niente facile uscirne.

Le mappe mentali ti aiutano a riattivare la parte creativa del tuo cervello, se vuoi imparare ad usarle scarica qui l’eBook gratuito e dacci dentro ;-).

2) Studia

Qualsiasi sia la strada che vuoi intraprendere hai bisogno di prepararti in maniera adeguata.

Vuoi aprire una farmacia?

Devi capire come si gestisce una farmacia, quali sono le leggi da rispettare, i rischi che si corrono, come si strutturano i turni…

Vuoi andare in un’azienda più strutturata?

Devi capire quali sono le aziende che ti interessano, quali sono le competenze che potrebbero servirgli e come puoi creare un contatto che ti consenta di venire assunto.

Vuoi rivenderti come consulente?

Devi studiare se il mercato ha bisogno delle competenze che offri, devi verificare se possiedi veramente quelle competenze o se ti stai sopravvalutando e, nel caso, provvedere a colmare le lacune.

Devi anche diventare un esperto di marketing (come raggiungere il tuo potenziale cliente) e di vendita (come convertire il potenziale cliente in cliente effettivo) perchè puoi essere il consulente più preparato del mondo, ma se nessuno lo sa riuscirai a combinare ben poco.

L’ostacolo da superare: per esperienza le persone tendono a sopravvalutare le reali competenze che possiedono e a sottovalutare quello che gli serve per avere successo.

In Italia il livello manageriale è così scarso che, appena uno ha un po' di testa e curiosità, sembra un marziano rispetto agli altri...questo però non significa che sia bravo veramente, ma che semplicemente fa meno schifo degli altri.

Inoltre studiare senza l’incombenza dell’urgenza è tutt’altro che semplice, richiede una grande proattività e disciplina…se non hai un sistema di gestione personale è quasi impossibile riuscirci, verrai sempre catturato dalle urgenze quotidiane e metterai da parte lo studio!

NB: "quando ho un po' di tempo mi ci metto" = "non lo farai mai!".

3) Agisci

Una ventina d’anni fa, ho preso la decisione di studiare il russo all’Università, un’estate l’ho passata a San Pietroburgo a fare un corso.

Avevo intuito che il russo sarebbe stata una lingua utile da conoscere e ci avevo visto lungo, visto la mole di capitali russi che gira nel mercato…

però finita l’università non l’ho più praticato, e adesso riuscirei giusto a presentarmi o ordinare una birra…

una buona idea è del tutto inutile se non viene supportata dall’azione.

Puoi avere l’idea più brillante del mondo, ma se non fai niente per metterla in pratica rimarrà un’idea non realizzata = un rimpianto.

L’ostacolo da superare: ogni sogno, per trasformarsi in realtà, prevede un prezzo da pagare!

Un prezzo da pagare sotto forma di impegno, tenacia, costanza e fallimenti da superare…tu sei disposto a pagarlo?

4) Correggi il tiro

Il grosso vantaggio di trovarsi nel II quadrante è che hai la possibilità di commettere degli errori e imparare da essi, cosa che non puoi fare se ti trovi con l’acqua alla gola.

Qualsiasi cosa tu faccia commetterai degli errori, quanto più bravo sarai ad aggiustarli e tanto meglio sarà il risultato finale.

L’ostacolo da superare: accettare che siamo essere umani e, come tali, fallibili, è più facile a dirsi che a farsi.

Potrebbe essere che non c’è mercato per la tua idea meravigliosa di business o che non possiedi le competenze necessarie per realizzare il tuo sogno, impara la lezione e vai avanti, cerca un’altra idea o studia per sviluppare quelle competenze che ti servono.

Conclusioni

Il mondo del lavoro è cambiato, non credo ci sia bisogno che te lo dica io per capirlo.

Il posto fisso andrà via via scomparendo e sarà sempre più un lavoro a basso stipendio e ricattabile.

Vuoi veramente un posto sicuro per il tuo futuro?

Impara a fare qualcosa che:

  • è richiesto dal mercato
  • sanno fare in pochi 

se riesci a farlo non conoscerai mai crisi!

Troppo difficile?

Eh lo so, ma se fosse facile lo farebbero tutti, non trovi? wink 

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BUONE MAPPE MENTALI

EUGENIO

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16 Responses to Dirigente? Prepara il piano B!

  1. MARINA ha detto:

    Grazie Eugenio, è proprio un bel articolo!

    per quel che mi riguada:

    1. quello che voglio io veramente ora lo so con chiarezza, il mio sogno si è definito

    2. studio certo: tra un anno e mezzo prenderò la mia seconda laurea, scelta questa volta sulla base di quello che io sentivo e non di quello che mi sembrava allora più opportuno. Trent'anni di vita in più mi sono pur sempre serviti!

    3. Ho cominciato da poco a mettermi 'concretamente' in cammino verso la mia nuova professione e l'energia è cambiata completamente dopo aver fattoil primo piccolo passo.

    4. Correggerò volentieri man mano che maturerò esperienza: ogni giorno è una nuova avventura.

    Il mio prezzo da pagare? Lasciare il mio quasi trentennale posto fisso e ben retribuito, per essere quella che sono veramente.

    By

    Marina

  2. roberta ha detto:

    Caro Eugenio,Complimenti.
    Parole SA-CRO-SAN-TE.
    Parola di una marziana che a 45 anni e in tempi “non sospetti” si è iscritta a una master per capire quale potesse essere il suo piano B. E adesso lo sta realizzando.

  3. Mario ha detto:

    Buongiorno Eugenio,

    da alcuni giorni leggo i vari post, assolutamente interessantissimi, che con tanta cura redigi e metti a disposizione di tutti.

    Non appartengo alla categoria dei dirigenti ne dei manager, ma purtroppo devo confermare che il consiglio vale per tutti in ogni campo.

    Senza andare troppo indietro, e analizzando alla mia situazione più recente, dopo essere entrato oltre un decennio fa in una grande azienda italiana come account, negli anni ho dimostrato valore e competenza, cosi da essere portato, dall'allora direzione commerciale, a svolgere mansioni di sempre maggiore responsabilità, (quello che c'è nel mio profilo è reale e non “infiocchettato”, visto che non è l'azienda pinco pallo con il relativo rischio di essere smentito…).

    Il cambio di scenario nel mercato e successivi: passaggio di mano ad altro fondo di investimenti della proprietà, cambio del management, tentativo del nuovo board di modificare secondo loro visione la struttura azienda, ha portato ad un taglio di mansioni, tra cui quella di cui mi avevano chiesto di occuparmi nell'ultimo anno.

    Qui sta il mio SECONDO grande errore professionale, aver creduto a tutte le raccomandazioni e rassicurazioni da parte dei miei diretti referenti a fronte delle mie rimostranze sulla fragilità del ruolo e non aver saputo (Voluto) interpretare questa come una potenziale rampa preferenziale per la fuoriuscita dall'azienda nel caso di riassetto, come si è verificato qualche mese fa.

    Il mio PRIMO grande errore, sempre professionalmente parlando, (oggi che ho dovuto rivedere con obiettività il mio CV, me ne fa renderme conto) è stato quello di aver sempre investito il massimo delle mie energie, tempo e impegno, nel qui e ora, della mansione che stavo svolgendo, nell'acquisire maggiore competenza, conoscenza e profondità, di quella particolare area dell'azienda.

    Oggi realizzo che ho un grande know how commerciale in tutti i livelli di relazione, ma non ho un solo credito formativo da sbattere nel CV.  Non ho saputo guardare lontano e fare corsi, aggiornamenti etc che facessero scena nel CV, si ho fatto tutti quelli che l'azienda mi ha dato modo di fare, ma non sono certificabili.

    Quindi ora eccomi qui 47 anni, portati discretamente bene, a casa da 3 mesi, alla ricerca di un lavoro come commerciale.

    Nel mio vecchio settore neanche a parlarne, come in tutti gli altri c'è più domanda che offerta, quindi nessuna speranza nelle sedi dove sono allocati fisicamente le aziende a MI-TO-Roma, hanno la fila di professionisti alla porta, quindi è assurdo pagare trasferte enormi a qualcuno, per quanto possa essere qualificato.
    Fermo restando che ho dato senza problemi, per 4 anni, tra MI-TO a casa solo Sab-Dom.
    Rimane fare il sales sul territorio, ma si ritorna a capo, le aziende che hanno un senso sono già coperte sull'area dove vivo e salvo qualcuno non esca, o eventuali riassetti… rimangono aziende piccole senza grandi possibilità (di questi tempi) di investire neanche su un funzionario, o meglio possono anche farlo, ma a quel punto privilegiano qualcuno molto più giovane, che se anche meno formato ha un costo inferiore.  
     

    Morale! Autoanalisi e lucido bilancio delle competenze, cosi da definire quali sono altri settori in cui re-inventarsi, nessuna paura di rimettersi in gioco e fare la partita.

    In parole povere costruire la “mappa” verso il mio prossimo futuro, quindi complimenti ancora per i tuoi spunti.

    Mario

    • Eugenio Olmetto ha detto:

      ciao Mario,

      grazie per aver condiviso la tua esperienza che penso possa servire a rinforzare il messaggio che volevo passare, valuta quanto sei "competitivo" nel mondo del lavoro PRIMA di rimanere a piedi in modo da avere il tempo e la serenità necessaria per operare delle scelte e compiere delle azioni in maniera più "ragionata".

      Non sono un esperto di "carriera" o "employability", quindi non saprei dirti cosa suggeriscono gli esperti nel tuo caso, però un consiglio voglio dartelo lo stesso:

      -) prova ad uscire dagli schemi e fai una fase creativa in cui ti limiti a sviluppare delle possibili (e impossibili) soluzioni.

      Il cervello si abitua a ripercorre sempre gli stessi modelli di comportamento, il che è un bene per alcune cose e un male quando si tratta di risolvere un problema, perchè ripeti la stessa strada anche quando questa è interrotta.

      Per questo motivo, quando devi risolvere un problema, nella fase iniziale è importante SOSPENDERE IL GIUDIZIO, limitati a tirare fuori delle idee, anche se queste ad occhio ti sembrano NON realizzabili.

      Solo quando hai creato un numero sufficiente di idee, allora puoi passare alla seconda fase, quella di scegliere quelle da prendere in considerazione.

      So che non è intuitivo e che può risultare complesso capire perchè fare un'operazione del genere, il punto è che,

      ogni idea nuova è una porta verso altre possibili soluzioni, se tu chiudi subito la I porta, in automatico elimini anche tutte le strade che sarebbero sorte da quella originaria.

      Quindi, prova ad uscire dagli schemi, fatti delle domande:

      – ) cosa mi piacerebbe fare?

      -) quali competenze ho sviluppato negli anni? (ndr: lascia stare il discorso "crediti", non è poi così importante, su Linkedin è pieno di manager sulla carta, http://www.mappementali.net/2013/11/19/tutti-manager-su-linkedin/ …quello che conta veramente è quanto queste competenze siano rivendibili sul mercato).

      -) cosa mi manca, cosa mi serve, di cosa ho paura etc etc…

      Magari scoprirai che il tuo futuro ti riserva qualcosa di completamente diverso da quello che ti immaginavi.

      Dacci dentro e In Bocca al Lupo 🙂

      Eugenio

       

      • MARINA ha detto:

        E' interessante questo discorso sulle differenze tra le competenze reali e quelle sulla carta. A volte capita di leggere curricula lunghissimi di gente che sembra abbia fatto decine e decine di corsi e poi ti accorgi che le competenze reali le puoi riassumere in poche righe.

        Credo che in tempi come questi sia decisivo quello che si sa fare veramente, non tanto quello che si dice di saper fare.

        E' una differenza non da poco…

        • Eugenio Olmetto ha detto:

          Auto-valutarsi non è proprio così semplice come potrebbe sembrare, perchè devi mantenere una visione il più oggettiva possibile.

          Molti pensano che, se scrivono 1.000 specializzazioni, impressionano chi legge…ma non funziona così! 

          Le persone sono abituate a leggere dietro le righe e, se le parole non sono supportate dai fatti, il gioco non sta in piedi

  4. Marco ha detto:

    Grazie Eugenio,

    mi ritrovo in fase di crisi: l'azienda per la quale lavoravo ha chiuso ed io non sono stato abbastanza veloce a concretizzare il mio piano B.

    Mi appare sempre più chiaro che il ritardo che mi ha portato a ritrovarmi "a piedi" è nato dall'aver trascurato il primo passo che consigli: invece di pensare realmente a ciò che volevo, mi sono adagiato all'interno dei miei schemi da lavoratore dipendente ed ho semplicemente continuato ad inviare CV e cercare di ampliare le mie conoscenze utili per trovare un nuovo contratto. 

    La consapevolezza del fatto che il posto fisso stia scomparendo è ormai totale, trovo quotidianamente migliaia di segnali che me lo cofermano.

    La nota positiva che ora devo capitalizzare è il fatto di aver frequentato dei corsi di formazione nel 2013 che hanno notevolmente contribuito, oltre che ad accrescere il mio bagaglio di competenze, ad avvalorare la bontà del mio piano B….che consiste nel avviare un'attività commerciale di rivendita articoli sportivi, sia tramite negozio fisico che e-commerce.

    Grazie per i tuoi consigli sull'utilizzo della matrice di Covey, penso che potranno essermi di enorme aiuto!

    Marco

  5. Marco C. ha detto:

    Eugenio, i miei complimenti per aver saputo esprimere, con linguaggio "crudo" ma onesto ed estremamente concreto, la realtà delle cose.

    Tutti quei concetti sembrano scontati ma, nella pratica, sono decisamente sottovalutati dai più…

    L'aspetto più difficile, a mio avviso, è fare seria auto-valutazione e auto-critica. Al riguardo consentimi una considerazione personale (che può valere anche come suggerimento per gli altri lettori): in Italia siamo pieni di venditori, ma quelli che "producono" sono sempre meno… eppoi, dove sono tutti questi consumatori? 

    Forse sarebbe ora di rimboccarsi le maniche e cominciare a farsi venire delle idee originali su nuovi prodotti e servizi "da realizzare" ancor prima che "da commercializzare".

    Cordiali saluti.

     

    • Eugenio Olmetto ha detto:

      Grazie Marco C.

      sono d’accordo su praticamente tutto: sull’inventarsi nuovi lavori e sul rimboccarsi le maniche.

      Sono d’accordo anche sul “concetti sembrano scontati ma, nella pratica, sono decisamente sottovalutati dai più“, proprio oggi su linkedin parlavamo di questo argomento e tutti a dirmi, verissimo, che bell’articolo etc…. per poi finire a: devo risistemare il CV, mandarlo all’estero etc.

      Credo che nella risoluzione dei problemi ci siano diversi ostacoli da superare:

      1) ammettere di avere il problema (ad es. manager convinti di avere 1000 competenze facilmente rivendibili che in realtà non hanno o non servono)

      2) cercare soluzioni, non l’unica soluzione che hanno in testa

      3) smettere di continua a fare le cose che hanno sempre fatto e che non portano risultati

      4) mettere in pratica le nuove soluzioni

      fatto questo si è già a 3/4 dell’opera

  6. […] Io: non ottieni risultati perché mandare CV è del tutto inutile, devi cambiare approccio e cercare delle soluzioni alternative, guarda se questo articolo può esserti utile: […]

  7. Chiara Bresciani ha detto:

    Grazie Eugenio per quanto hai scritto in questo interessante articolo.Nel mio caso, dopo sacrifici e attenta dedizione al lavoro, senza preavviso mi sono ritrovata senza lavoro. Biologa con 13 anni di esperienza nel settore della ricerca clinica, e considerevoli esperienze in diverse attività del settore. In questo periodo difficile per la ricollocazione, partecipo a corsi e convegni, per incrementare il mio network, mi sono ritrovata a gestire traduzioni scientifiche con grande successo, riscoprendo altre attitudini e competenze dapprima sconosciute, che sono servite per arricchire il mio curriculum. Insomma cerco di darmi da fare, inviando curricula per le aziende target dove ripongo i miei interessi. Cerco di focalizzarmi su differenti tipologie di aziende, sempre nel mio settore, al fine di poter avere una maggiore visibilità da parte di potenziali utenti che possono essere interessati al mio profilo.
    Complimenti ancora per i suggerimenti che fornisci, in quanto li ritengo di grande utilità, come approccio di analisi e valutazione di come bisogna agire non perdendo mai la propria autostima, in tempi di crisi e mancanza di lavoro. Essere sempre determinati e rincorrere i propri obiettivi senza fermarsi mai, questo il motto che giornalmente mi propongo e cerco di perseguire…nella ricerca di lavoro, credo si diventi un’po’ psicologi di se stessì.
    ciao, un caro saluto
    Chiara

    • Eugenio Olmetto ha detto:

      Grazie per il tuo feedback Chiara,

      fa sempre piacere questi attestati di stima.

      Gestire traduzioni scientifiche potrebbe essere una strada percorribile, un problema che ho riscontrato nel management è che alcuni libri sono tradotti da persone senza competenze specifiche sull’argomento e diventano una ciofeca, spesso travisando il concetto che l’autore voleva passare.

      Non so se puoi farne un lavoro definitivo, ma di sicuro qualcosa puoi tirarne fuori.

      Importante in questo caso, se esci dalla logica del lavoro “fisso” come dipendente, è anche acquisire le competenze fondamentali di marketing e vendita che servono a chiunque si offra nel libero mercato.

      in bocca al lupo per tutto

      a presto

      Eugenio

  8. Ilaria Castelli ha detto:

    si, diciamo che vedo che è un agire come se al mondo ci fossimo solo noi senza persone di cui tener conto.Farsi un programma su un foglio funziona solo se sei abbastanza accecato dall’egoismo da ignorare le persone che si infilano tra una riga e l’altra e che se lasci sole non mangiano.
    E sono una che per forza si sta costruendo un piano B e che deve tenere in piedi un piano A in cui non decide quante ore lavorare.

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